Non è mai troppo tardi per sentirsi europei: cosa resta di “Europa, meglio tardi che mai!”
C’è chi pensa che certe esperienze abbiano un’età.
Che viaggiare, imparare e mettersi in gioco siano opportunità riservate ai più giovani.
E poi ci sono storie che dimostrano il contrario.
“Europa, meglio tardi che mai” – progetto co-finanziato dall’Unione Europea – Erasmus+ Educazione degli Adulti+ (codice 2025-1-IT02-KA122-ADU-000308605) realizzato da AFEJA APS – ha portato ad aprile 2026 17 adulti tra i 60 e i 75 anni dalla provincia di Lecce a Segovia, in Spagna.
Non è stato solo un viaggio.
È stato un passaggio.

Da dove siamo partiti: paure, limiti, esitazioni
I partecipanti provenivano da piccoli contesti locali, con una vita profondamente radicata nel territorio.
Molti non avevano mai viaggiato all’estero.
Alcuni non avevano mai preso un aereo.
Le difficoltà erano reali:
- paura della lingua
- timore del volo
- scarsa autonomia
- condizioni fisiche non sempre semplici
Ma soprattutto c’era una barriera invisibile:
la convinzione di “non essere capaci”.
Prima della partenza, qualcuno diceva:
“Io non sono capace.”
“Non ho mai preso un aereo.”
“Non me la sento.”
Per diversi partecipanti, uscire dal proprio contesto abituale rappresentava già una sfida importante.
Eppure, hanno scelto di partire.
Durante l’esperienza: quando il gruppo diventa forza
A Segovia, giorno dopo giorno, qualcosa ha iniziato a cambiare.
Le paure non sono sparite all’improvviso — ma sono state affrontate insieme.
- Chi temeva l’aereo lo ha preso
- Chi era più insicuro ha trovato supporto nel gruppo
- Chi aveva paura della lingua ha iniziato a comunicare, anche con pochi strumenti
Le lezioni di spagnolo, realizzate in collaborazione con la Escuela Oficial de Idiomas di Segovia, sono diventate momenti di scoperta e partecipazione attiva.
Non si è trattato solo di apprendere una lingua, ma di entrare in relazione con un contesto nuovo, in un ambiente accogliente e stimolante.
I partecipanti hanno seguito le attività con attenzione e curiosità, mettendosi in gioco fin da subito.
C’era chi prendeva appunti, chi provava a parlare, chi superava gradualmente le proprie insicurezze.
La collaborazione con la scuola ha reso possibile uno scambio autentico, non solo linguistico ma anche culturale, che è proseguito poi nelle attività laboratoriali e nei momenti informali.

Lo scambio gastronomico: quando le culture si incontrano davvero
Uno dei momenti più intensi e significativi è stato lo scambio gastronomico.
I partecipanti italiani hanno guidato un laboratorio pratico presso la Escuola De Idiomas, mostrando agli studenti spagnoli come si prepara la pasta fresca: dall’impasto fino ai diversi formati.
Non è stata una semplice dimostrazione.
È stato un vero incontro.
Le nostre partecipanti hanno condiviso tecniche, storie e tradizioni del territorio:
friselle, tarallini, dolci tipici come porceddhuzzi e cotognata.
Dall’altra parte, gli studenti spagnoli hanno risposto con le loro specialità, come empanadas e tortilla de patatas.
Tutti si sono messi in gioco.
Mani in pasta, sorrisi, gesti e parole semplici.
È in questi momenti che le differenze si trasformano in connessioni.

Segovia e oltre: imparare anche attraverso i luoghi
L’esperienza è stata arricchita da un contesto straordinario.
Segovia si è rivelata una città di grande bellezza, con un centro storico patrimonio UNESCO capace di lasciare senza fiato.
Tra architetture storiche e scorci suggestivi, ogni giornata è diventata anche un’occasione di scoperta.
Il percorso ha incluso anche la visita a Madrid, con i suoi grandi spazi e i palazzi imponenti, e ad Ávila, città medievale celebre per le sue mura perfettamente conservate.
Questi luoghi non sono stati solo tappe turistiche, ma parte integrante dell’esperienza:
un modo concreto per entrare in contatto con la storia e la cultura europea.

Le trasformazioni: quello che cambia davvero
Durante la settimana, abbiamo assistito a trasformazioni concrete:
- da paura a sicurezza
- da dipendenza ad autonomia
- da chiusura ad apertura
Persone che non avevano mai vissuto esperienze internazionali si sono ritrovate a gestire una mobilità europea con crescente naturalezza.
Alla fine del percorso, durante l’ultimo incontro, l’emozione era evidente.
Una frase, in particolare, riassume tutto:
“Siamo partiti fieri italiani e siamo tornati orgogliosi europei.”
Cosa resta oggi
L’esperienza non si è conclusa con il rientro.
I partecipanti continuano a sentirsi tra loro.
Mantengono i contatti con gli studenti spagnoli.
Raccontano ciò che hanno vissuto nelle loro comunità.
E soprattutto, molti fanno la stessa domanda:
“Quando si rifà?”
Il ruolo di AFEJA: un approccio umano e inclusivo
AFEJA ha costruito il gruppo valorizzando motivazioni e fragilità.
Ha accompagnato i partecipanti in ogni fase del percorso.
Ha adattato le attività alle esigenze reali del gruppo.
Ma soprattutto ha fatto una scelta chiara:
non lasciare indietro nessuno.
Uno sguardo al futuro
“Europa, meglio tardi che mai” non è un punto di arrivo.
È l’inizio di un percorso.
AFEJA continuerà a creare opportunità di mobilità e formazione anche per chi, troppo spesso, resta escluso.
Perché imparare e sentirsi parte dell’Europa non ha età.
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